Rinascere antichi
L'architettura nelle relazioni fra Parigi e Roma nel Seicento
​2017
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Il libro è il risultato di una ricerca durata all’incirca vent’anni, condotta in Italia, Francia, Stati Uniti e Canada, in archivi e biblioteche.  Come suggerito dal titolo, esso tratta delle relazioni che, in merito all’architettura, ebbero luogo tra Italia e Francia nel corso del Seicento. Se per la pittura, o per la scultura il tema è quasi un classico, per l’architettura, al contrario, il soggetto è nuovo, poiché scambi e influssi reciproci hanno sempre occupato soltanto qualche pagina di monografie e volumi di storia generale. Il libro non pretende di dare al problema una trattazione sistematica, e si concentra su alcuni episodi ritenuti rilevanti, si tratti della polemica su di un edificio, dell’inventario della biblioteca di un architetto, dell’edizione  e della fortuna di un trattato, della carriera di qualche italiano in Francia e di qualche francese a Roma. Ricorrono i nomi di Jacques Le Mercier,Etienne Martellange, Roland Fréart de Chambray e Paul Fréart de Chantelou,  François Sublet de Noyers,  Charles Errard e, non ultimo,  di Antonio Barberini, il cardinale nipote  di Urbano VIII, coinvolto in un affaire architettonico durante la sua lunga presenza a Parigi.  Inediti documenti d’archivio riportano l’attenzione agli anni che precedono la soluzione istituzionale del voyage d’Italie e la fondazione dell’Accademia di Francia a Roma, indi la definizione delle declinazioni tutte nazionali, francesi, del linguaggio classico dell’architettura.​​

Il libro è in vendita nel sito StreetLib Store, in Amazon, Ibooks e altri siti, si a nella versione e-book che nella versione cartacea.

Non è distribuito nelle librerie.

Architettura e città

Pordenone dal primo Novecento agli anni Settanta

​2016

«Il contenuto di questo libro lo si potrebbe sintetizzare nella nota figura retorica della sineddoche: la parte per il tutto. Infatti, la storia dell’architettura e dell’urbanistica di Pordenone fra gli anni Venti e i Settanta, raccontata in questo libro, si intreccia indissolubilmente con le contemporanee vicende dell’architettura e dell’urbanistica in Italia»: così scrive Giorgio Ciucci nell’introduzione, riassumendo le motivazioni della ricerca che ne sta alla base. Nello scenario ricostruito nelle pagine del volume si muovono architetti e ingegneri, artisti,amministratori, politici, nonché la gente comune. Il libro prende avvio dall’emergenza del primo dopoguerra, quando furono avviati progetti importanti, quali la realizzazione del porto fluviale sul Noncello, dell’ingegnere Augusto Mior, e poi, di carattere rappresentativo e politico oltre che funzionale, quali i progetti per il monumento ai Caduti dello scultore Aurelio Mistruzzi, per le nuove scuole elementari, anch’esse di Mior, e per l’ampliamento del Municipio, opera di un ancor giovanissimo Cesare Scoccimarro. Negli anni del fascismo, nel passaggio dalla prima ‘rivoluzione’ al consolidarsi del regime, sarà proprio l’architetto Scoccimarro uno dei protagonisti delle trasformazioni in atto –suoi i progetti della

Casa del balilla, della Casa del mutilato, della nuova piazza XX Settembre- cui si aggiungerà

Pietro Zanini, autore della nuova Casa del fascio. Mentre si moltiplicano le architetture ‘politiche’, strumenti importanti per l’autocelebrazione del regime e della classe dirigente locale e ai fini del consenso, Pordenone si dota nel 1934 di un piano regolatore, opera  progettisti romani Aldo Della Rocca e Domenico Filippone: un «ottimo piano», a dire di Ludovico Quaroni e di quanti all’epoca ne scrissero. La città però contava allora poco più di ventimila abitanti: come  è evidente anche a un osservatore distratto, la Pordenone moderna si è definita nel secondo dopoguerra, negli anni del boom dell’economia e dell’industria, dell’inusitato incremento demografico e dell’inarrestabile attività edilizia. Architetti di rilievo vi intervengono: il volume ripercorre le vicende del piano regolatore, affidato all’architetto milanese Ezio Cerutti definito nell’arco di dieci anni, dal 1959 al 1969; porta l’attenzione su alcuni interventi nel centro storico, dalla realizzazione di palazzo Tomadini, di Pietro Zanini, al nuovo ampliamento del Municipio, affidato nel 1959 all’architetto Ignazio Gardella; considera il configurarsi nuove parti di città, quali piazza Risorgimento, o piazza XX Settembre, con il loro eterogeneo e quasi incomprensibile sommarsi di edifici antichi e recenti; soprattutto il nuovo Centro direzionale, opera importante quanto discussa dell’architetto Gino Valle. Dei progetti è condotta una lettura basata su documenti, immagini e disegni in gran parte inediti. Alla pari, pur se il libro si limita ad alcuni episodi, è la documentazione archivistica a fornire chiarimenti su alcune grandi speculazioni immobiliari degli anni Sessanta, per le quali furono essenziali l’esercizio della deroga e un certo indifferente pragmatismo.

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Architettura e città

Pordenone dal primo Novecento agli anni Settanta

​2016

«Il contenuto di questo libro lo si potrebbe sintetizzare nella nota figura retorica della sineddoche: la parte per il tutto. Infatti, la storia dell’architettura e dell’urbanistica di Pordenone fra gli anni Venti e i Settanta, raccontata in questo libro, si intreccia indissolubilmente con le contemporanee vicende dell’architettura e dell’urbanistica in Italia»: così scrive Giorgio Ciucci nell’introduzione, riassumendo le motivazioni della ricerca che ne sta alla base. Nello scenario ricostruito nelle pagine del volume si muovono architetti e ingegneri, artisti,amministratori, politici, nonché la gente comune. Il libro prende avvio dall’emergenza del primo dopoguerra, quando furono avviati progetti importanti, quali la realizzazione del porto fluviale sul Noncello, dell’ingegnere Augusto Mior, e poi, di carattere rappresentativo e politico oltre che funzionale, quali i progetti per il monumento ai Caduti dello scultore Aurelio Mistruzzi, per le nuove scuole elementari, anch’esse di Mior, e per l’ampliamento del Municipio, opera di un ancor giovanissimo Cesare Scoccimarro. Negli anni del fascismo, nel passaggio dalla prima ‘rivoluzione’ al consolidarsi del regime, sarà proprio l’architetto Scoccimarro uno dei protagonisti delle trasformazioni in atto –suoi i progetti della

Casa del balilla, della Casa del mutilato, della nuova piazza XX Settembre- cui si aggiungerà

Pietro Zanini, autore della nuova Casa del fascio. Mentre si moltiplicano le architetture ‘politiche’, strumenti importanti per l’autocelebrazione del regime e della classe dirigente locale e ai fini del consenso, Pordenone si dota nel 1934 di un piano regolatore, opera  progettisti romani Aldo Della Rocca e Domenico Filippone: un «ottimo piano», a dire di Ludovico Quaroni e di quanti all’epoca ne scrissero. La città però contava allora poco più di ventimila abitanti: come  è evidente anche a un osservatore distratto, la Pordenone moderna si è definita nel secondo dopoguerra, negli anni del boom dell’economia e dell’industria, dell’inusitato incremento demografico e dell’inarrestabile attività edilizia. Architetti di rilievo vi intervengono: il volume ripercorre le vicende del piano regolatore, affidato all’architetto milanese Ezio Cerutti definito nell’arco di dieci anni, dal 1959 al 1969; porta l’attenzione su alcuni interventi nel centro storico, dalla realizzazione di palazzo Tomadini, di Pietro Zanini, al nuovo ampliamento del Municipio, affidato nel 1959 all’architetto Ignazio Gardella; considera il configurarsi nuove parti di città, quali piazza Risorgimento, o piazza XX Settembre, con il loro eterogeneo e quasi incomprensibile sommarsi di edifici antichi e recenti; soprattutto il nuovo Centro direzionale, opera importante quanto discussa dell’architetto Gino Valle. Dei progetti è condotta una lettura basata su documenti, immagini e disegni in gran parte inediti. Alla pari, pur se il libro si limita ad alcuni episodi, è la documentazione archivistica a fornire chiarimenti su alcune grandi speculazioni immobiliari degli anni Sessanta, per le quali furono essenziali l’esercizio della deroga e un certo indifferente pragmatismo.

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